Gli aerei blu e i veri tagli da fare
Le spese inutili danno sui nervi a tutti, quelle generate dalla politica ancora di più, perché la malapianta populista ormai ha radicato nelle menti il concetto che siano inutili davvero. Dunque non staremo ad arricciare il naso, in tempi di tagli sulla carne viva dei contribuenti, davanti ai tre provvedimenti adottati ieri dalla presidenza del Consiglio per tagliare un po’ di grasso (“razionalizzare le spese di servizio di Palazzo Chigi”) e che sforbiciano del 25 per cento le famigerate auto blu (da 60 a 44), dimezzano le ore dei voli di stato e mettono in vendita ben tre aerei.
23 AGO 20

Le spese inutili danno sui nervi a tutti, quelle generate dalla politica ancora di più, perché la malapianta populista ormai ha radicato nelle menti il concetto che siano inutili davvero. Dunque non staremo ad arricciare il naso, in tempi di tagli sulla carne viva dei contribuenti, davanti ai tre provvedimenti adottati ieri dalla presidenza del Consiglio per tagliare un po’ di grasso (“razionalizzare le spese di servizio di Palazzo Chigi”) e che sforbiciano del 25 per cento le famigerate auto blu (da 60 a 44), dimezzano le ore dei voli di stato e mettono in vendita ben tre aerei. Si tratta di un Airbus 319 e di due Falcon 900, dovrebbero circa 50 milioni di euro, da assegnarsi alla Protezione civile. Inoltre ci saranno restrizioni al budget del personale in missione, dai voli in classe economica ai taxi. “Maggiore efficienza e riduzione dei privilegi” ha detto il premier Enrico Letta in una conferenza stampa. Bene. Come si è detto, pagare con le proprie tasse spese che non siano strettamente necessarie non solo non piace a nessuno, ma è contro la sana logica di una stato liberale. Eppure, un paio di appunti all’inappuntabile Enrico Letta e ai suoi provvedimenti ci sentiamo di farli. Per prima cosa, gli annunci un po’ a effetto di provvedimenti ad alto quoziente di visibilità mediatica profumano un po’ di carezza al pelo populista e alla cancrena anticastale diffusa nel paese: le spese, se sono per la politica, sono sempre furbizia e ruberia. Ma questo non è vero, e non è giusto nemmeno dare l’impressione di cedere al luogo comune.
In secondo luogo, e più importante: i veri tagli alla spesa improduttiva, al grasso che cola, che gli italiani si aspettano da anni sono ben altri che qualche auto di servizio e qualche biglietto in business. Sono l’elefantiasi della pubblica amministrazione, la costosa inefficienza dei servizi, i monopoli che resistono a privatizzazioni sempre annunciate, le tariffe che (misteriosamente) non scendono, le dismissioni di un enorme patrimonio pubblico che resta lì, improduttivo. Questi sono i veri costi da tagliare, colpendo magari anche rendite di posizione opache, anziché i piccoli (a volte miserabili) simboli della politica. Un po’ di retorica in meno e un po’ più di decisione, e forse i due miliardi per togliere l’Imu si sarebbero già trovati. Per settembre, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha annunciato la ripresa della spending review. Bene. Ma da quanti anni se ne parla, la si annuncia, e non si fa? Tagliate qui, per favore. In nome del popolo.